Oggi la chiamiamo oleodinamica, ma all’inizio a far muovere le cose c’era l’acqua.
Nei primi sistemi idraulici, risalenti già al XIX secolo, l’acqua era il fluido utilizzato per trasmettere la pressione. Funzionava, certo, ma non era l’ideale: era corrosiva per i metalli, gelava d’inverno, evaporava facilmente sotto sforzo. E soprattutto, non lubrificava.
Fu nei primi decenni del Novecento che l’ingegneria meccanica iniziò a orientarsi verso gli oli minerali, adottati inizialmente nell’automotive e poi nell’industria pesante. Più stabili termicamente, meno aggressivi, con proprietà lubrificanti naturali, gli oli trasformarono radicalmente le possibilità applicative della tecnologia.
La legge di Pascal — che regge tutto questo fin dal 1647 — era la stessa. A cambiare fu il fluido. Ed è grazie a questo passaggio che nacque l’oleodinamica, capace di operare oggi a 700, 1000, perfino 4000 bar. Nel sollevamento, nel serraggio, nella spinta, nei test. Ovunque ci sia bisogno di forza controllata.


